I patti Gebardini e la Valle di Fiemme
I Patti Ghebardini, sottoscritti a Bolzano il 13 e 14 luglio 1111, rappresentano dei documenti fondamentali per la storia della Magnifica Comunità di Fiemme.
Si tratta di due atti con cui il vescovo di Trento Gebardo (1106-1120?) concesse a quattro rappresentanti della popolazione della valle di Fiemme – inviati a nome dell’intera Comunità – l’esenzione da ogni forma di imposizione fiscale all’interno del territorio sottoposto all’autorità vescovile. Con essi il Vescovo riconosce l'esistenza di un organismo comunitario, quasi sicuramente già in essere prima del 1111.
I patti prevedono anche l’invio regolare del giudice (gastaldione) in valle due volte l’anno, in occasione dei placiti del 1º maggio e dell’11 novembre (festa di San Martino) e definiscono le modalità processuali da adottare in caso di reato, distinguendo tra crimini con o senza spargimento di sangue.
In cambio dell'esenzione e dell'accordo, tutti gli abitanti della valle avrebbero dovuto versare alla camera vescovile omni anno viginti et quatuor arimannias, cum suis fodris, oltre al pagamento dei redditi già dovuti.
Tracce delle 24 arimannie previste dai patti gebardini si ritrovano, ad esempio, in due registri posteriori, nei quali — tra le altre cose — si fa riferimento ai modii de blava, alla medietas ardei e alla medietas siliginis et frumenti de arimania, da versare a San Martino sia da Cavalese che da Tesero. Il fatto che il pagamento delle arimannie fosse previsto soltanto in queste due località costituisce un’indiretta conferma dell’autenticità dei patti, poiché alla loro stipula erano presenti, oltre al rappresentante di Tesero, anche i tre rappresentanti di Cavalese, Cadrubio e Varena, che all’epoca costituivano un’unica regola.
Tali patti rimasero giuridicamente in vigore fino al 1803, quando il principato cessò di esistere, ed in Fiemme si pagarono le arimannie fino alla loro abolizione verso il 1850.
L'importanza dei patti gebardini risiede innanzitutto nell'antichità della datazione che ci è stata tramandata. Il cosiddetto primo patto - che stabilisce l’invio del giudice - fu sottoscritto a Bolzano venerdì 14 luglio 1111, alla presenza del vescovo, del suo avvocato, il conte Adelpreto, di quattro rappresentanti fiamazzi e di diciotto testimoni. Il secondo patto - che riguarda l’esenzione dai dazi - fu anch’esso sottoscritto a Bolzano, giovedì 13 luglio 1112, alla presenza delle medesime persone.
Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dal fatto che la controparte non è un nobile, un vassallo di alto rango o una città, bensì una modesta comunità montana. Sorprende quindi che una realtà demograficamente e politicamente limitata sia riuscita a ottenere dal proprio signore condizioni tanto vantaggiose, difficilmente spiegabili alla luce del suo apparente peso politico.
Nei patti gebardini il termine "comunità" compare una sola volta, e non con il significato politico-amministrativo che assumerà in documenti successivi. Ciò nonostante, il loro valore storico risiede nel fatto che attestano l’esistenza, in valle, di una collettività rurale già strutturata, che esercitava forme di proprietà e gestione condivisa su un ampio territorio di pascoli e boschi (ciò è confermato anche nel privilegio enriciano del 1314 in cui si riconfermano alla comunità gli stessi diritti aventi "già da duecento anni").
Gli originali dei due patti gebardini sono andati perduti. La copia più antica del "primo" patto di cui si ha notizia risale al 1322, ma non presenta alcuna autenticazione. Quanto al "secondo" patto, anche in questo caso l’originale è andato perduto, ma ne sono giunte due copie, datate rispettivamente 1318 e 1322. L’autenticazione da parte di cinque notai consente di ipotizzare, sulla base delle informazioni disponibili sulla loro attività, che la redazione dell'originale risalga alla seconda metà del Duecento (1250- 1295).
Le antiche copie dei patti gebardini disponibili sono le seguenti:
1. una pergamena eseguita a Cavalese il 4 gennaio 1318, situata in ASTn, APV, s. l.,
capsa XII, n° 10, contenente il secondo patto, che deriva dalla copia eseguita dal
notaio Nicolò tra il 1250 ed il 1295;
2. tre pergamene redatte a Trento il 24 giugno 1322, che derivano dalla copia eseguita
dal notaio Nicolò tra il 1250 ed il 1295:
a) la prima conservata nella Biblioteca Comunale di Trento, ''fondo diplomatico",
pergamena n° 1763, contenente i documenti nell'ordine secondo e primo patto;
b) la seconda conservata in AMCF, cassetto G, Sc. 33, 1 (b), contenente, tra altri, il secondo patto;
c) la terza conservata in AMCF, cassetto D, Sc. 27, 2, contenente il primo patto;
3. una pergamena redatta a Trento il 17 ottobre 1363, situata in AMCF, cassetto A n° 4, contenente i documenti nell'ordine secondo e primo patto;
4. una copia cartacea di epoca cinquecentesca, situata in AST, APV, s. l., cassetto XII, n° 11, contenente i documenti nell'ordine secondo e primo patto.
Giordani I., La Magnifica Comunità di Fiemme. Sintesi storica, in «Dendronatura», 19 (1), 1998, pp. 7-26.
Giordani I., I patti Gebardini : secondo la copia del 24 giugno 1322 conservata alla Biblioteca Civica di Trento, in «Studi trentini di scienze storiche. Sezione prima», 79 (1), 2000, pp. 3-32.