2 aprile 1314. Il privilegio del Principe vescovo Enrico di Metz

AMCF, cassetto A, Sc. 19 -1.2. Copia del privilegio del principe vescovo di Trento Enrico di Metz del 2 aprile 1314, redatta alla presenza di Antonio Castelbarco, vicario di Fiemme.
AMCF, cassetto A, Sc. 19 -1.2. Copia del privilegio del principe vescovo di Trento Enrico di Metz del 2 aprile 1314, redatta alla presenza di Antonio Castelbarco, vicario di Fiemme.

Con la fine dell’occupazione tirolese di Mainardo II (1259-1295) s’intensificarono i traffici nei territori di Fiemme. Le risorse territoriali della valle, in primis la ricchezza dei boschi, esercitavano grande attrazione sugli abitanti dei paesi confinanti, che tentavano di appropriarsene illecitamente.

Esasperati dalle usurpazioni, i Fiemmesi decisero di fare ricorso al Principe vescovo per far valere i loro diritti. Enrico di Metz (1310-1336) accolse la richiesta dei sudditi e concesse loro un atto ufficiale: il privilegio enriciano redatto nel Castello del Buonconsiglio il 2 aprile 1314.

Il documento definiva in maniera puntuale i confini dell’area di competenza dell’antica Comunità di Fiemme e, entro questi, riconfermava in perpetuo gli esclusivi diritti di far legna, pescare, tagliare erba, pascolare e cacciare a tutti gli abitanti, sia laici sia chierici, che abitavano in valle. L’atto non concedeva ex novo tali privilegi ma li confermava, facendo riferimento al loro primo riconoscimento, avvenuto duecento anni prima, con i Patti gebardini del 1111.


La Comunità, ottenuto con il privilegio enriciano il riconoscimento del libero godimento dei beni indivisi per tutti i suoi vicini (residenti), era comunque tenuta a rispettare la sovranità del Principe vescovo che veniva esercitata attraverso un giudice permanente, noto come Gastaldione, che si recava in valle soltanto due volte l’anno per amministrare la giustizia e riscuotere le tasse. Il nuovo ufficiale vescovile, dal XIV secolo detto Vicario, rendeva stabile e continuativa la presenza dell’autorità nella prospettiva di riconsolidare, dopo il pericolo tirolese, il potere del principe nelle zone periferiche.

La riconsegna ufficiale della valle di Fiemme, occupata dai conti del Tirolo, al principato vescovile di Trento avvenne nello stesso anno della concessione del privilegio enriciano. L’atto di restituzione, firmato da Enrico re di Boemia (1295-1335) figlio di Mainardo II, avvenne l’8 giugno 1314 a Bolzano, ossia circa due mesi dopo il rinnovo dell’investitura della valle di Fiemme alla sua Comunità da parte di Enrico di 

Metz.

AMCF, cassetto A, 1. Enrico di Metz, principe vescovo di Trento, riconosce alla Comunità il privilegio di poter liberamente cacciare, pescare, condurre al pascolo ed usufruire dei prodotti del bosco definendo i confini. Trento, 1314, aprile 2, ind. XII
AMCF, cassetto A, 1. Enrico di Metz, principe vescovo di Trento, riconosce alla Comunità il privilegio di poter liberamente cacciare, pescare, condurre al pascolo ed usufruire dei prodotti del bosco definendo i confini. Trento, 1314, aprile 2, ind. XII

AMCF, cassetto A, sc. 19-1. Enrico di Metz, Principe vescovo di Trento, riconosce alla Comunità il privilegio di poter liberamente cacciare, pescare, condurre al pascolo ed usufruire dei prodotti del bosco sui monti «Cadin, Cadinello, Campolongo, Vallmoena, Lagoraii, Cavelonto, Cavriolo, Sadole, Moregna, Valmaior, Ceze, Alloco, Allochetto, Braga, Altiguja, Tyani,Orthesedo, Chegala, Lavazedo, Corno, Montorphano, Campogastaldo, Frayne, Larzenedo, Viesena».


Traduzione non letterale a cura Italo Giordani.


Noi, frate Enrico, vescovo di Trento per grazia di Dio e della sede apostolica, auguriamo salute perenne nel Signore ai nostri diletti fedeli uomini della Comunità della valle di Fiemme della nostra Diocesi tridentina. Noi ci onoriamo di prestare benigna attenzione alle giuste preghiere di chi si rivolge a noi e di esaudire le richieste presentate secondo ragione.

Infatti, la supplica presentataci dalla Comunità della valle di Fiemme conteneva che alcuni laici, nobili e non nobili, che non hanno Dio davanti agli occhi e si comportano come dei nemici verso di noi e verso la nostra Chiesa tridentina, li molestano continuamente.

Gli uomini della Comunità di Fiemme affermano che appartengono a loro le montagne: Cadino, Cadinello, Campolongo, Valmoena, Lagorai, Cavelonte, Cauriol, Sadole, Moregna, Valmaggiore, Cece, Aloco, Alocheto, tutte montagne che si trovano al di là dell’Avisio, presso il Vescovado di Feltre e Belluno, e più precisamente ai confini del Vescovado di Feltre e Belluno, e che sono situate tutte nella valle di Fiemme, nel nostro Vescovado tridentino; ed inoltre altre montagne, situate a settentrione ed a sera, presso gli abitanti delle pievi di Egna e di Aldino, di Nova Ponente, di Fassa e della pieve di Salorno, di Cembra, di Piné, vale a dire le montagne: Braga, Aguia, Ciano, Ortesé, che appartiene agli abitanti di Trodena, e le montagne: Cugola, Lavazé, Cornon, Monte Orfana, Campogastaldo, Fraine, Viesena, Larcioné e molte altre montagne, tutte situate in valle di Fiemme, cioè nella Pieve della valle di Fiemme della nostra Diocesi di Trento.

Gli uomini della Comunità di Fiemme affermano che da duecento anni e più essi ed i loro predecessori sono stati in pacifico possesso di queste montagne. Questo fatto ci è stato testimoniato da numerose persone nobili e non nobili, degne di fede, le quali hanno giurato davanti a noi sul vangelo, toccando materialmente le sacre scritture, che tutte le montagne sopra elencate sono sempre appartenute agli uomini della Comunità della valle di Fiemme.

Noi dunque vogliamo respingere le pretese di quegli usurpatori falsi e importuni, perché smettano di sostenere, oltre tutto con azioni violente, che tali montagne appartengono a loro, infastidendo continuamente voi, uomini della valle di Fiemme riguardo al loro possesso.

Tutte le montagne sopra elencate, compreso il legname, i boschi e le foreste, le vie ed i sentieri, i prati ed i pascoli, le attività di caccia e di pesca di tutti gli animali di cielo e di terra presenti e futuri, a voi tutti e a ciascuno di voi, che vivete nella valle di Fiemme ora e in futuro, così come finora avete sempre fatto, confermiamo in perpetuo come vostre per certa conoscenza e vi investiamo del loro possesso materiale, lo stesso che avete avuto in passato e che avete ora, con approvazione perenne, con la miglior ratifica possibile per via di diritto. Noi consideriamo giusto e valido in perpetuo il possesso da parte vostra di quelle montagne, così che riguardo ad esse, tra il resto, non siate più molestati in futuro da persone malvagie.

Vogliamo che tutti gli uomini, sia laici sia chierici, abitanti in valle di Fiemme, cioè che ivi dimorano ora e in futuro, abbiano la possibilità in perpetuo di far legna, pescare, tagliare erba, pascolare e cacciare in qualsiasi luogo della valle di Fiemme; ed anche di eseguire o far eseguire dei sequestri verso gli estranei che non dimorano nella valle di Fiemme, qualora costoro fossero intenzionati ad importunarvi riguardo a quelle montagne, cioè a rendere vana l’investitura da noi fatta agli uomini della valle di Fiemme.

Affinché tutto quanto sopra descritto ottenga concreto risultato, ordiniamo ad ogni vicario o rettore presente o futuro della valle di Fiemme, a meno di non cadere in disgrazia presso di noi e di essere severamente punito da noi e dai nostri successori, di difendere nei loro privilegi riguardo a quelle montagne gli uomini della valle di Fiemme, ora e in futuro.

Fatto e dato a Trento, nel nostro Castello del Buonconsiglio, nell’anno del Signore 1314, indizione dodicesima, nel giorno 2 del mese di aprile.

A testimonianza e conferma, abbiamo ordinato che questo documento sia munito del nostro sigillo pendente. Tutto questo alla presenza dei prudenti uomini: Valengo di Mantova, canonico della Chiesa di Trento; Trentino, notaio di Tuenno, Diocesi di Trento; Alberto e Bertoldo di Metz della Diocesi di Colonia, al servizio del signor vescovo di Trento; e molte altre persone appositamente chiamate.

(segno di tabellionato notarile) Io, Alberto del fu ser Pietro di Magré, notaio per autorità imperiale, sono stato presente a tutto quanto sopra esposto e, per ordine del signor vescovo, ne ho redatto un pubblico documento, apponendovi a testimonianza il mio solito segno di tabellionato. (sigillo pendente)

Delvai G., Notizie storiche della Valle di Fiemme, Trento, 1903, pp. 66-75.


Giordani I., Storia di Fiemme del prof. Nicolò Vanzetta. Origini – 1815, Trento, 2012, p. 9 e pp. 77-79.


Zieger A., La Magnifica Comunità di Fiemme, Cavalese, 1996, pp. 33-44.