Occupazione tirolese di Mainardo

AMCF, Cassetto C, Sc. 206 – 18. 1734, ottobre 18. Copia dell’atto dell’8 giugno 1314 con cui Enrico, conte del Tirolo, rinuncia in favore di Enrico di Metz, vescovo di Trento, ad ogni diritto sulla Comunità trasmessogli dal padre Mainardo.
AMCF, Cassetto C, Sc. 206 – 18. 1734, ottobre 18. Copia dell’atto dell’8 giugno 1314 con cui Enrico, conte del Tirolo, rinuncia in favore di Enrico di Metz, vescovo di Trento, ad ogni diritto sulla Comunità trasmessogli dal padre Mainardo.

Dopo il consolidamento del potere episcopale promosso da Federico Vanga (1205-1218), il principato vescovile entrò in una fase di progressivo indebolimento, della quale seppe approfittare con grande abilità Mainardo II, conte del Tirolo (1258-1295). Egli fece leva sulla tradizionale carica di avvocato delle chiese di Trento e Bressanone, prerogativa detenuta dalla sua casata ormai da secoli. Nel Medioevo l’avvocazia prevedeva la tutela delle istituzioni ecclesiastiche, soprattutto attraverso il sostegno militare; nel caso del Tirolo, tuttavia, essa si trasformò in uno strumento di pressione politica e di controllo territoriale.

Determinato a costruire un dominio saldo e compatto, Mainardo II impose alla Chiesa trentina un lungo periodo di subordinazione, estendendo la propria autorità sui territori del principato. Le aree occupate furono organizzate in giurisdizioni affidate a capitani tirolesi, incaricati di amministrarle in nome del conte.

Anche la valle di Fiemme, al pari delle Valli Giudicarie e della Val di Sole, vide l’insediamento di queste nuove autorità, senza che venissero meno i rappresentanti del principe vescovo. Mainardo II iniziò incorporando i territori appartenuti agli Appiano fino al XIII secolo e, successivamente, quelli dei signori d’Egna, estintisi nel 1268; in seguito occupò l’intera giurisdizione vescovile, comprendente anche l’antica Comunità di Fiemme. Il centro del potere tirolese era il Castello di San Giorgio, una fortificazione fatta edificare poco prima del 1276 a Castello di Fiemme, probabilmente nel luogo dove sarebbe sorta, in seguito, l’omonima chiesa. Il castello rappresentava il simbolo tangibile dell’affermazione territoriale del conte e fu eretto in un’area che già dal 1253 ospitava la sede della giurisdizione tirolese in valle.

Enrico II (1273-1289), successore di Egnone (1248-1273), tentò di recuperare il controllo della valle, ma Mainardo II non rispettò gli accordi precedentemente stipulati. Il principe vescovo si rivolse allora all’imperatore Rodolfo I, il quale, riconoscente al conte per il decisivo sostegno militare ricevuto in diverse occasioni, riuscì a ristabilire la pace senza però ottenere la restituzione dei territori contesi.

Nell’ottobre del 1295, ormai prossimo alla morte, Mainardo II dispose nel proprio testamento la restituzione di tutti i beni sottratti al vescovo di Trento. Tale decisione fu probabilmente dettata dal desiderio di ottenere il perdono del pontefice, che lo aveva scomunicato, e di assicurarsi così la salvezza eterna.

Le volontà del conte furono infine eseguite dal figlio Enrico, re di Boemia, che l’8 giugno 1314 ordinò la restituzione della valle di Fiemme al principe vescovo, insieme ai relativi diritti e pertinenze. Restò tuttavia esclusa la Contea di Castello – comprendente Capriana, Valfloriana, Stramentizzo e le cosiddette case romane – che continuò a costituire una giurisdizione tirolese fino al 1777.

Giordani I., Storia di Fiemme del prof. Nicolò Vanzetta. Origini – 1815, Trento, 2012, pp. 74-79.


Reidmann J., Verso l’egemonia tirolese (1259-1310) in Castagnetti A., Varanini G.M., "Storia del Trentino III. L’età medievale”, Bologna, 2004, pp. 255-343.


Reidmann J., Il secolo decisivo nella storia del Tirolo (1259-1363) in “Il sogno di un principe. Mainardo II e la nascita del Tirolo” - Catalogo della mostra, Milano, 1995, pp. 38-58