I vivai forestali della Magnifica Comunità di Fiemme nella prima metà del Novecento

AMCF, Orto forestale di Piombe nel 1899
AMCF, Orto forestale di Piombe nel 1899

Le testimonianze archivistiche permettono di far risalire l'esistenza dei vivai della Magnifica Comunità di Fiemme a un periodo antecedente al 1873, anche se la loro precisa ubicazione rimane tuttora sconosciuta. In quell'anno, il Capitanato distrettuale di Cavalese invitò il presidente Giovanni Battista Longo a predisporre due nuovi orti forestali, da affiancare a quelli già esistenti, con l'obiettivo di incrementare la produzione di piante boschive. La proposta fu tuttavia respinta dal Consesso della Comunità Generale, che ritenne prioritario rafforzare la gestione dei boschi esistenti attraverso l'invio di «un maggior numero di i.r. Impiegati forestali». La vicenda assume particolare interesse se letta alla luce della legge forestale austriaca n. 13088 del 1873, che promuoveva l'istituzione di vivai per sostenere le attività di rimboschimento: la Comunità Generale, pur non intenzionata ad ampliare immediatamente il proprio sistema vivaistico, dimostrava infatti di aver già maturato una sensibilità verso tali pratiche, anticipando in parte gli orientamenti della normativa vigente.

Le fonti conservate presso l'Archivio storico della Magnifica Comunità di Fiemme restituiscono inoltre una preziosa fotografia dell'organizzazione vivaistica tra il 1907 e il 1951. Un fascicolo dedicato agli orti forestali documenta undici siti produttivi – Cavelonte, Solaiolo, Fontanefredde, Vallonato, Vallon, Cadino, Valgranda, Caserato, Canzenagol, Cece e Piombe – riportando informazioni relative alle superfici coltivabili, al numero di aiuole, alle piantine allevate e ai trapianti effettuati. A completare il quadro si aggiungono planimetrie, preventivi e registrazioni delle spese sostenute per l'ampliamento e la manutenzione dei vivai, offrendo uno spaccato dettagliato delle strategie adottate dall'ente nella gestione delle proprie risorse forestali.

Nel secondo dopoguerra, la rete vivaistica della Comunità Generale di Fiemme fu oggetto di una significativa revisione organizzativa, finalizzata a razionalizzare le risorse e incrementare la produzione destinata ai rimboschimenti.

Una relazione del tecnico forestale Giuseppe Dezulian, datata 3 maggio 1955, documenta infatti l'esistenza di nove piccoli vivai distribuiti tra Trodena e Predazzo, per una superficie complessiva di circa 1.400 m² e una produzione stimata in 180.000 piantine annue. L'Ufficio tecnico forestale propose di mantenere attivi i vivai di Cavelonte, Solaiolo e Fontanefredde, ritenuti particolarmente produttivi, e di realizzare un nuovo impianto in località Celten, presso Tesero. Tale riorganizzazione si inseriva nel più ampio contesto delle politiche di rimboschimento avviate dopo la Prima guerra mondiale, rese necessarie dai danni del conflitto e dalla diffusione del bostrico, che avevano profondamente compromesso il patrimonio forestale della valle.

Tra i casi meglio documentati figura il vivaio del Vallonato che, nel 1951, disponeva di 36 aiuole distribuite su una superficie di 108 m² e prevedeva una produzione di oltre 28.000 piantine, a fronte di un fabbisogno stimato di 33.000 trapianti per l'anno successivo. Nello stesso periodo, Cadino contava 20 aiuole e circa 20.000 larici, mentre Caserato e Valgranda presentavano capacità produttive analoghe. I documenti testimoniano inoltre gli investimenti effettuati per mantenere efficienti tali strutture: il solo ampliamento del Vallonato comportò una spesa di 3.268 lire, comprensiva di oltre 800 ore di lavoro e dell'impiego di esplosivi per la sistemazione del terreno.

Significativo risulta anche il caso di Fontanefredde. Tra il 1937 e il 1938, in seguito all'abbandono dei vivai di Vallon e Canzenagol, la Comunità Generale decise di investire nell'ampliamento di questo sito, ritenuto particolarmente idoneo per la sua posizione favorevole e per la costanza della produzione. Su proposta del responsabile dell'Ufficio tecnico forestale Guido Koch e con il sostegno del presidente Giovanni Morandini, furono avviati lavori di sistemazione e ampliamento affidati principalmente alla ditta Giulio Misconel, per una spesa superiore alle 4.000 lire. L'intervento consentì di garantire il fabbisogno di piantine necessario ai rimboschimenti della valle, evitando il ricorso a fornitori esterni e confermando il ruolo strategico dei vivai nella gestione forestale della Magnifica Comunità di Fiemme.

AMCF, Planimetria del vivaio forestale di Valgrande, 1910
AMCF, Planimetria del vivaio forestale di Valgrande, 1910
AMCF, Planimetria del vivaio di Fontanfredde, 1911
AMCF, Planimetria del vivaio di Fontanfredde, 1911

Le planimetrie restituiscono, accanto ai dati tecnici, anche dettagli curiosi e inaspettati. È il caso del vivaio di Cadino, dove, durante la preparazione del terreno per la semina nella stagione del 1930, vennero rinvenute fino a 120 larve per aiuola, una presenza considerata potenzialmente dannosa per le colture e puntualmente annotata dai responsabili dell'epoca. Piccole osservazioni come questa contribuiscono oggi a restituire la dimensione concreta e quotidiana del lavoro svolto nei vivai forestali della Magnifica Comunità di Fiemme.

Le fonti archivistiche permettono inoltre di ricostruire le caratteristiche di alcuni tra i principali siti produttivi. I vivai di Cece, ricostruito nel 1908, di Piombe, attivo almeno dal 1907, e di Valgranda, ampliato nel 1910, presentavano rispettivamente una superficie di 142, 194 e 191 m², raggiungendo complessivamente una produzione annua di circa 80.000 piantine. Numeri che testimoniano il ruolo centrale svolto da queste strutture nella politica di rimboschimento promossa dall'ente nel corso del Novecento.

Accanto ai vivai della Comunità Generale operavano anche alcuni orti forestali appartenenti alle Foreste demaniali trentine. Due erano situati in Val Cadino, per una superficie complessiva di circa 1.000 m², uno occupava la parte bassa della foresta di Paneveggio con un'estensione di 3.000 m², mentre un quarto era ubicato a Cavalese e si sviluppava su circa 500 m². Nel loro insieme, questi impianti erano in grado di garantire una produzione superiore alle 150.000 piantine all'anno, contribuendo in maniera significativa alla tutela e al rinnovamento del patrimonio boschivo trentino.

Collocati in aree soleggiate e nelle immediate vicinanze delle superfici da rimboschire, i vivai della Comunità Generale di Fiemme rappresentavano una componente essenziale della gestione forestale del territorio. La loro conduzione era affidata ai custodi forestali che, nelle attività quotidiane, si avvalevano della collaborazione delle pěciölère, donne il cui contributo si rivelava indispensabile per il funzionamento degli orti forestali.

Il lavoro seguiva il ritmo delle stagioni. Con l'arrivo della primavera si procedeva alla vangatura del terreno, alla predisposizione delle aiuole e degli stradelli, alla semina e alla protezione delle colture mediante appositi graticci di legno. Nei mesi successivi, l'attenzione si concentrava sull'annaffiatura dei germogli e sulla sarchiatura manuale, necessaria per contenere la crescita delle erbe infestanti. Per difendere le giovani piantine dalle gelate, i filari venivano ricoperti con muschio, paglia, terriccio e sottili assicelle di legno, mentre topi e talpe erano contrastati attraverso l'impiego di trappole.

Dopo tre o quattro anni di cura costante, tra maggio e giugno, le giovani conifere erano finalmente pronte per essere trasferite nei boschi. Il periodo scelto coincideva con condizioni climatiche favorevoli, caratterizzate dal progressivo riscaldamento dell'aria e del terreno, elementi fondamentali per favorire l'attecchimento delle nuove piante e assicurare il successo delle operazioni di rimboschimento.

Tra le pagine dei documenti archivistici emerge, tuttavia, anche una realtà meno nota. Il lavoro delle pěciölère, pur essendo determinante, era scarsamente valorizzato dal punto di vista economico: agli inizi del Novecento, una donna percepiva infatti 16 Corone per otto giorni di lavoro, meno della metà delle 34 Corone corrisposte ai colleghi uomini. Un dato che, oltre a testimoniare le disuguaglianze dell'epoca, restituisce dignità e voce a figure rimaste a lungo ai margini della narrazione storica, ma che contribuirono concretamente alla crescita delle foreste che ancora oggi caratterizzano il paesaggio della Val di Fiemme.

Corradini S., Le foreste, il commercio e l’industria del legname in Val di Fiemme in La Rivista della Venezia Tridentina, Ferrari, Bolzano, 1930.


Colaone M., Cerato M., Gestione dei boschi e difesa del suolo. Cinquant’anni di politiche forestali in Trentino (1945-1995), Associazione Forestale del Trentino, Esperia, Lavis (Tn), 2024.


Gruppo Fotoamatori Predazzo,  Il bosco di Fiemme, Saturnia, Trento, 2025.